Le Comte Ory, opéra en deux actes

Soggetto

Le Comte Ory, opéra en deux actes su libretto di Eugène Scribe e Charles-Gaspard Delestre-Poirson, fu rappresentata per la prima volta a Parigi al Théâtre de l’Académie Royale de Musique il 20 agosto 1828.

Esecutori furono Adolphe Nourrit (Comte Ory), Laure Cinti-Damoreau (Comtesse de Formoutiers), Costance Jawureck (Isolier), Mori (Ragonde), Nicholas-Prosper Levasseur (Le Gouverneur), Henri-Bernard Dabadie (Raimbaud).

Brani autografi sono conservati presso l’Opéra di Parigi, dove si trova anche una copia manoscritta dell’intera partitura che reca una nota di mano di Rossini, e presso il Fondo Michotte a Bruxelles.

Parte della musica di quest’opera proviene da Il viaggio a Reims.

Atto primo

Sullo sfondo del castello di Formoutiers, nella Touraine, Raimbaud, gentiluomo ed amico del conte Ory, travestito da inserviente di un eremita che risiede nel vicino romitaggio, esorta la giovane contadina Alice ed altri villici che l’accompagnano ad accogliere il passaggio del santone, di cui vanta le capacità taumaturgiche e profetiche, con offerte e doni.

L’eremita altri non è che il conte Ory, inveterato libertino, che cerca con questo stratagemma di poter avvicinare la contessa di Formoutiers, chiusa nel castello con le dame del suo seguito in casta attesa, mentre il conte suo fratello e gli altri cavalieri sono in Palestina per la crociata.

Ragonde, custode del castello, sopraggiunge per concordare un incontro tra l’eremita e la contessa, che soffre di malinconia e desidera chiedere consiglio al venerato saggio. Questi accetta ben volentieri di accogliere da solo, nella sua umile dimora, la dama.

Ory si ritira nel romitaggio, seguito da giovani fanciulle, e Ragonde torna al castello.

Entrano Isolier, paggio d’Ory, e il precettore del Conte. Isolier è segretamente innamorato della contessa di Formoutiers sua cugina, ed ha condotto il precettore di Ory sotto le mura del maniero, abbandonando nei pressi la scorta, proprio per tentare di rivederla.

Il precettore del conte, inviato dal duca, padre di Ory, in cerca del figlio che sospetta fuggito di casa per una delle solite avventure amorose, riflette sulle condizioni difficili e perigliose del suo mestiere.

Vedendo le giovani contadine che escono dal romitaggio del sant’uomo, il precettore si chiede se il conte Ory non sia nei paraggi. La notizia poi che l’eremita è giunto in quei luoghi esattamente il giorno in cui Ory è scomparso da casa, rafforza i suoi sospetti. Chiede quindi ad Alice dove potrà vedere l’eremita, ed ella lo informa che tra breve egli sarà lì per incontrare la contessa. La notizia fa palpitare Isolier, mentre il precettore va a rintracciare la scorta per potersi fermare e verificare i suoi dubbi.

Isolier si reca dall’eremita che riconosce con stupore il proprio paggio, motivando ciò con le sue doti di preveggenza. Sorpreso, Isolier gli offre del denaro perché lo aiuti nell’intento di distogliere la contessa di Formoutiers dal voto di castità. Nell’incontro imminente, l’eremita dovrà convincerla che le sue sofferenze avranno fine solo se ella cederà all’amore di Isolier.

Ory capisce così di avere un rivale nel proprio paggio, il quale intende entrare nel castello, dove è interdetto l’ingresso agli uomini, fingendosi una pellegrina.

Giunge la contessa, stupita di incontrare in quel luogo Isolier, e prega l’eremita di aiutarla a ritrovare la pace perduta. Incitato da Isolier, egli la invita ad abbandonarsi all’amore e la scioglie dal voto di castità. Mentre si avvia con la dama verso il castello, non tralascia, però, bisbigliando, di metterla in guardia dal furbo Isolier, paggio del temibile conte Ory. La contessa, che per un momento ha esultato, credendo di poter finalmente cedere al trasporto amoroso che prova per Isolier, invita l’eremita a seguirla, ringraziandolo di averla preservata da un terribile errore. Sulla soglia del castello, Ory, gioendo in cuor suo per la piega che ha preso la situazione, fa un gesto di intesa al gabbato Isolier; ma l’arrivo del precettore e dei cavalieri sventa il piano di Ory, che con grande disappunto viene smascherato fra lo stupore dei presenti.

Il precettore consegna quindi ad Ory una lettera del padre che lo invita a tornare al più presto per preparare i festeggiamenti in onore dei valorosi crociati, il cui arrivo è annunciato per l’indomani. Le dame, felici di poter riabbracciare i loro mariti, salutano il conte augurandogli sarcasticamente miglior fortuna per il futuro. Ma Ory non si dà per vinto e medita una “dolce vendetta” da attuare nella giornata che ancora gli rimane. Dal canto suo, Isolier si propone di scoprire e sventare i progetti del rivale.

Atto secondo

La scena si apre sul salotto gotico, adiacente alla camera da letto della contessa, dove sono riunite, intente a lavori muliebri, la contessa, Ragonde, e le altre dame.

La contessa e Ragonde riflettono sullo scampato pericolo, rallegrandosi di essere al sicuro dal perfido Ory, ben protette dalle mura del castello. Scoppia un temporale e la contessa commisera la sorte dei pellegrini che non possono ripararsi dall’infuriare della burrasca. Si ode in quel momento, proveniente da sotto il verone, un coro di voci che chiedono ospitalità. Ragonde, uscita per vedere da chi mai provenga la richiesta d’aiuto, scopre con orrore che si tratta di pellegrine perseguitate dall’infame Ory. La contessa concede generosamente di ospitarle per la notte. Informatasi sul loro numero e sul loro aspetto, le viene risposto che sono quattordici, sui quaranta anni e bruttissime. Una di esse chiede di poter ringraziare l’ospite e si avanza verso la contessa che ordina di essere lasciata sola con la pellegrina.

Sotto il suo travestimento, Ory mantiene un contegno timido e riservato, ma le ambigue parole di gratitudine sconcertano la dama, fatta segno di avances un po’ eccessive. La falsa pellegrina cerca infatti di baciare con trasporto la mano della contessa, che però attribuisce l’eccitazione della donna allo scampato pericolo. Arrivano infine le altre pellegrine e la contessa ordina che siano rifocillate con latte e frutta. Rimasti soli, Ory e i suoi compagni si abbandonano alla gioia dell’avventura: anche il precettore ne è rimasto coinvolto ed apprende dal conte che lo stratagemma del travestimento gli è stato suggerito proprio dal suo rivale Isolier. Nel frattempo Raimbaud, per ravvivare il frugale pasto, ha fatto incetta di bottiglie di vino nelle cantine del castello. Ory e i cavalieri prorompono in elogi canori ai piaceri del vino e dell’amore, che si trasformano in sussurrate preghiere ogni volta che Ragonde, insospettita dallo strano comportamento delle pellegrine, sopraggiunge per controllare la situazione. Da ultimo compare la contessa, che facendo consegnare dei candelieri accesi alle ospiti e ammirando il loro raccoglimento in preghiera, dà ordine a tutti di ritirarsi per la notte.

Mentre nella sua camera la contessa si appresta a coricarsi, si ode una scampanellata: è Isolier, che ha ricevuto l’incarico dal duca di informare tutte le dame del castello che a mezzanotte i loro sposi, già vicini a Formoutiers, verranno a trovare le mogli in segreto. E avvertire le spose con un po’ di anticipo è certo una misura di prudenza che può risparmiare qualche sgradita sorpresa. Ragonde gioisce a tale annuncio, dicendo di voler informare della buona nuova anche le sventurate ospiti. Ma Isolier, sentendo che si tratta di un gruppo di pellegrine, esclama stupefatto che è proprio il conte Ory e i suoi compagni che esse hanno ospitato al castello.

Prese dal panico, tutte le dame fuggono, mentre la contessa, sentendo dei rumori, comprende che il conte sta sopraggiungendo. Isolier allora soffia sulla candela e, avvoltosi nel velo lasciato cadere dalla contessa, si adagia sul canapè facendo cenno alla dama di avvicinarsi. Col favore delle tenebre, Ory avanza nella stanza in preda ad una grande eccitazione. Si avvicina al canapè e la contessa, trepidante, gli rivolge la parola. Ory le prende la mano, non sapendo che in realtà è quella del suo paggio. Isolier, divertito, esorta la contessa a lasciar perseverare Ory nell’errore. Questi dichiara la sua passione alla dama, ma nella confusione generale, finisce per abbracciare il giovinetto. Ma ecco che uno squillo di trombe annuncia l’arrivo dei cavalieri e le dame irrompono nella stanza con candelieri accesi. Ory scopre l’inganno del paggio, che lo consiglia a trattenere la collera, temendo invece quella del duca, che è arrivato al castello con i crociati.

I ribaldi cavalieri, sempre a caccia di donne, sono dunque prigionieri delle dame. Il conte si dichiara vinto e chiede quale sia il prezzo del riscatto dei suoi compagni. La contessa li invita a dileguarsi per non provocare le ire dei loro uomini. Provvederà Isolier a guidare i cavalieri fuori del castello attraverso un passaggio segreto. La schiera dei crociati, preceduti dal conte di Formoutiers, entra infine festante tra le acclamazioni delle fedeli spose.