La Fondazione Rossini racconta

ROSSINI, BEETHOVEN E L’«OPERA BUFFA»

«Ah! Rossini, siete voi l’autore del Barbiere di Siviglia? Mi congratulo con voi; è un’opera buffa eccellente; l’ho letta con piacere e mi ha molto divertito. Finché esisterà l’opera italiana, essa sarà rappresentata. Non cercate mai di fare altro che opera buffa; desiderare di aver successo in un altro genere sarebbe forzare il vostro destino […] L’opera seria non è nella natura degli italiani».

Sarebbero queste le prime parole rivolte da Ludwig van Beethoven a Gioachino Rossini nella primavera del 1822 quando quest’ultimo, durante il suo soggiorno viennese, volle far visita al più anziano collega. Il dialogo tra i due compositori è riportato con dovizia di particolari da Edmond Michotte, amico e biografo rossiniano della prima ora, nell’opuscolo Souvenirs personnels: la visite de R. Wagner à Rossini (Paris 1860). Détails inédits et commentaires, pubblicato a Parigi nel 1906. In questo racconto le parole di Beethoven sono messe in bocca allo stesso Rossini che, incalzato da Richard Wagner, rievoca fin nei dettagli il colloquio avvenuto anni prima.

L’incontro tra Beethoven e Rossini ha da sempre suscitato interesse e curiosità in musicologi e musicofili, tanto che non vi è biografia rossiniana (letteraria o cinematografica) che non lo ricordi. In realtà, da un’attenta analisi delle fonti storiche disponibili, siamo oggi in grado di dimostrare che esso non avvenne, né allora, né mai: nel 1822 Rossini si imbatté fortuitamente nel fratello del compositore tedesco cui manifestò il desiderio, poi irrealizzato nei fatti, di incontrare Ludwig. Nulla di più. Quanto narrato da Michotte – e da altri prima e dopo di lui – deriverebbe dunque da uno dei tanti racconti fantasiosi messi in circolazione dallo stesso Rossini in tarda età, allo scopo di fornire un’immagine di sé differente da quella reale.

Oggi, dopo anni di approfonditi studi rossiniani, possiamo leggere con un certo distacco l’affermazione attribuita a Beethoven: se Rossini fu un campione dell’opera comica, non meno importante e significativo per la sua carriera e la storia dell’opera italiana fu il suo apporto nel genere serio ed eroico. È ormai opinione condivisa e indiscutibile riconoscere in Rossini un compositore non solo “buffo”, ma versato in ogni genere e stile, perfettamente integrato nello spirito del proprio tempo e sempre in grado di interpretare in musica i meccanismi drammatici dei suoi libretti, sia seri che buffi. Ed è proprio questa sua non comune capacità di “leggere” il dramma a fare di lui un compositore così versatile in tutti i generi operistici dell’epoca. Se dunque oggi si faticherebbe a concordare in toto con il supposto giudizio di Beethoven, il portato rossiniano nel genere comico non è certo da sminuire o misconoscere. E un concerto come quello in programma il prossimo 28 febbraio a Pesaro per il “non-compleanno” rossiniano appare proprio ideato per testimoniare la grandezza del “Rossini-comico”.

Andrea Malnati

Pubblicata il : 26 Gennaio 2026