Un bilancio dell’Accademia Rossiniana 2015

30 luglio 2015
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Si sono conclusi i corsi di studio dell’Accademia rossiniana 2015. Il pubblico insolitamente numeroso e festante intervenuto al concerto finale degli allievi ha apprezzato l’alto livello tecnico e artistico dei giovani cantanti provenienti da Italia (7), Spagna (4), Cina (2), Giappone (1), Kazakistan (1), Georgia (1), Sud Africa (1), Perù (1), Canada (1).

Oltre alla presenza di alcuni elementi destinati a scalare rapidamente la cima del successo, ha colpito la costanza di un livello medio di interpretazione rossiniana di notevole caratura, che induce a riflessioni confortanti quando si pensi che fino a qualche anno fa cantare congruamente la musica di Rossini era appannaggio di una ristretta cerchia di conclamati specialisti, localizzati per la più parte nei Paesi di estrazione anglosassone dove si eseguono abitualmente opere di autori quali Bach, Purcell, Haendel, altrove poco frequentate. Le opere di estrazione barocca e belcantistica pretendono una educazione specifica basata sul fascino di sonorità sommesse e morbide che rendano fervide e pregnanti le lunghe frasi legate e sulla capacità di produrre effetti mirabolanti con artifici vocali (trilli, messe di voce, puntature, fioriture…) ottenuti con una varietà inesauribile di coloriti dinamici, complemento obbligato di una vocalità elegante e aristocratica, attenta all’espressione intima e idealizzante piuttosto che all’esternazione delle emozioni e dei gesti teatrali perentori richiesti dall’impeto del romanticismo tardo ottocentesco e dall’esasperata sottolineatura del verismo primo novecentesco.

Le scuole di canto di molti paesi, in primis quelle italiane, tese a trarre dalla voce umana l’intensità funzionale alla comunicazione in ambienti creati per ospitare orchestre e pubblici sempre più numerosi ed esigenti, trascuravano l’educazione al canto di garbo e all’acrobatismo virtuosistico per privilegiare la sostanziosità del timbro e la possanza dell’acuto predatorio.

Oggi la scelta di rispettare le indicazioni interpretative del compositore, riportate in edizioni critiche discese da nuove esigenze interpretative filologicamente orientate, rende l’impegno dei vocalisti molto più difficile che in passato, obbligandoli a conciliare la ricerca di preziose sfumature interpretative con l’obbligo di restituire fedelmente il dettato della partitura. A ciò si aggiunga l’accresciuta presenza di una regia attenta a sottolineare gli aspetti ludici e coreografici di azioni teatrali destinate non più soltanto ai frequentatori dei teatri lirici, ma al più vasto e distante pubblico della televisione e della rete informatica: i personaggi del melodramma, oltre a cantar bene, devono oggi rendersi credibili e seducenti anche nella gestualità e nella recitazione, curando costantemente il loro aspetto, sempre esposto al primo piano indiscreto dello zoom.

Alberto Zedda

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