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08/08/2010
Demetrio e Polibio seconda opera del XXXI° Rossini Opera Festival

Demetrio e Polibio (in scena il 10, 13, 16 e 19 agosto alle 20 al Teatro Rossini) è la seconda opera in cartellone al XXXI° Rossini Opera Festival e la prima messa in scena a Pesaro da Davide Livermore.

Demetrio e Polibio (in scena il 10, 13, 16 e 19 agosto alle 20 al Teatro Rossini) è la seconda opera in cartellone al XXXI° Rossini Opera Festival e la prima messa in scena a Pesaro da Davide Livermore. Scene e costumi sono frutto del lavoro collettivo degli allievi della Scuola di Scenografia dell’Accademia di Belle Arti di Urbino: una collaborazione nata col proposito di ampliare la politica di apertura a nuovi soggetti, già estesamente praticata con i talenti provenienti dall’Accademia Rossiniana, alcuni dei quali ricoprono ruoli di prima grandezza anche nelle opere di questa trentunesima edizione.
Nel cast volti ormai noti al pubblico del Rof quali María José Moreno, Victoria Zaytseva, Yijie Shi e Mirco Palazzi, sotto la guida di un altro rossiniano per eccellenza come Corrado Rovaris, direttore musicale della Philadelphia Opera Company, di ritorno a Pesaro dopo un decennio di assenza alla testa dell’Orchestra Sinfonica G.Rossini. Il Coro è quello da Camera di Praga.
Lo spettacolo, che si avvale dei trucchi ideati dal mago Alexander, nasce dalla suggestione secondo la quale i personaggi, terminato lo spettacolo, continuino ad abitare il palcoscenico in forma di fantasmi. Così lo racconta il regista Davide Livermore: “La creatività produce storie, personaggi, vicende, partorisce ruoli e caratteri che spesso restano in una sorta di limbo perché mai nati veramente, perché lontani, lontanissimi, perché i primi. I quattro protagonisti di Demetrio e Polibio non sono mai entrati nella consuetudine della prassi esecutiva, mai stati abbagliati da riflettori veri, ma esistono ancora con la forza ludica della gioventù dei quattordici anni di Rossini e con l’ardore della sperimentazione, senza che il teatro del grande repertorio li abbia mai ospitati. Oggi tornano e per farlo hanno bisogno di un teatro… chiuso, di una scena...vuota, piena di forza ludica, di immaginario, di idee, di gioventù. Un teatro dove forse tutte le notti, all’ultimo colpo di chiavistello dei pompieri di sorveglianza, giocano a far teatro Demetrio, Polibio, Lisinga e Siveno: giocano all’amore, alla guerra, al tradimento, al ‘partiam, partiam’ e alla ricerca in terra di felicità: fantasmi involontari di personaggi ancora da nascere, essenze di quel che sarà. E noi possiamo giocare a far teatro insieme a un ragazzo quattordicenne che grazie a loro cominciava ad accedere all’infinito creativo di ogni uomo, al suo”.
Che il Demetrio e Polibio fosse nato per fornire a ciascuno dei membri della famiglia Mombelli un ruolo da interpretare negli spettacoli lirici da loro stessi organizzati (il padre Domenico tenore nobile, la madre Vincenzina seconda donna, la figlia maggiore Ester primadonna seria, l’altra figlia Marianna musico en travesti, il figlio Alessandro secondo tenore) non ha impedito nel 1812 a un Rossini ormai avviato alla celebrità di conseguire un chiaro successo al Teatro Valle di Roma, confermato in successive riprese. L’opera venne composta anni prima da un Rossini appena adolescente, ed è la prima in assoluto uscita dalla penna del musicista pesarese.





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