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16/08/2010
Il Rof celebra il tricentenario pergolesiano

Anche il Rossini Opera Festival celebra il tricentenario pergolesiano, in collaborazione con la Fondazione Pergolesi Spontini di Jesi, con un concerto in programma il 18 agosto alle 11 all'Auditorium Pedrotti.

Anche il Rossini Opera Festival celebra il tricentenario pergolesiano, in collaborazione con la Fondazione Pergolesi Spontini di Jesi, con un concerto che si terrà il 18 agosto alle 11 all'Auditorium Pedrotti.
In programma due Cantate (Luce degli occhi miei e Chi non ode e chi non vede), un’Antifona (Salve Regina) del compositore marchigiano, nonchè lo Stabat Mater del Pergolese per quattro voci con l’aggiunta di stromenti a fiato, trascrizione realizzata nel 1810 da Giovanni Paisiello.
Il direttore thailandese Trisdee Na Patalung, rivelatosi l’anno scorso al Festival rossiniano nel Viaggio a Reims dei giovani, dirigerà l’Orchestra Sinfonica G.Rossini e una pregevole compagnia di canto composta da María José Moreno, Hadar Halévy, Yijie Shi e Mirco Palazzi.
La fama dello Stabat di Pergolesi è sempre stata vivissima, tanto da essere eseguito in tutti i modi e in ogni contesto: sia nella vita religiosa e nei luoghi di culto, sia nelle case private, e si può immaginare con quante e quali varietà di organici e con quanta libertà interpretativa del testo. L’operazione di Paisiello aveva però un’autorevolezza del tutto particolare derivante dal prestigio del trascrittore, universalmente riconosciuto come l’erede diretto della grande tradizione napoletana, di cui lo Stabat Mater di Pergolesi era considerato una delle gemme più fulgide.
In questo senso i due Stabat – quello di Pergolesi del 1735 e quello trascritto da Paisiello nel 1810 – possono simbolicamente essere rappresentativi delle due estremità di un arco glorioso di civiltà musicale: napoletana ed europea. In questa luce, l’asserita fedeltà di Paisiello al testo originale pone gli esecutori e gli ascoltatori di oggi in una posizione prospettica doppia molto interessante, perché consente di pensare ad un testo non più come ad un “Urtext” immutabile, ma come ad un organismo che vive e si trasforma nel tempo.





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